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La Fisica delle particelle elementari
Disponendo
ormai della QCD e della teoria ellettrodebole, che cosa resta ancora da
chiarire? Se entrambe le teorie sono corrette, possono anche essere complete?
Molte osservazioni vengono spiegate solo in parte, se pure lo sono, dalle due
teorie separate delle interazioni forte ed elettrodebole, e pare che alcune
suggeriscano una ulteriore unificazione delle interazioni forte, debole ed
elettromagnetica.
A
suggerire indagini più profonde vi è la straordinaria somiglianza tra quark e
leptoni. Con l'attuale risoluzione sperimentale le particelle di entrambi i
gruppi appaiono prive di struttura. I quark possiedono cariche di colore, mentre
i leptoni no, ma hanno entrambi spin 1/2 e partecipano alle interazioni
elettromagnetica e debole. Inoltre, la stessa teoria elettrodebole suggerisce
una relazione tra quark e leptoni. A meno che ciascuna delle tre famiglie di
leptoni (per esempio, quella dell'elettrone e del suo neutrino) possa essere
associata alla corrispondente famiglia di quark (i quark u e d con
i loro tre colori) la teoria elettrodebole rischia di essere accusata di
incoerenza matematica. Anche
tutto ciò che sappiamo sulle forze fondamentali punta a una unificazione. Tutte
e tre si possono descrivere con teorie di
gauge, analoghe nella struttura
matematica. Inoltre, appare probabile che l'intensità delle tre forze converga
a distanze molto brevi, un fenomeno che sarebbe evidente soltanto in presenza di
energie estremamente elevate. Abbiamo visto che la carica elettromagnetica
cresce a brevi distanze, mentre la carica forte, o di colore, diventa sempre
più debole. Potrebbero tutte le interazioni diventare confrontabili a una certa
energia elevatissima? Se
le interazioni sono fondamentalmente le stesse, la distinzione tra i quark, che
sono sensibili alla forza forte, e i leptoni, che non lo sono, comincia a
dissolversi. Nell'esempio più semplice di teoria unificata, proposto nel 1974
da Glashow e da Howard Georgi di Harvard, ogni insieme corrispondente di
quark e di leptoni dà origine a una vasta famiglia, comprendente tutti i vari
stati di carica e di spin di ciascuna particella. La
coerenza matematica dell'organizzazione della materia, qual è stata proposta,
è impressionante. Inoltre, regolarità nello schema richiedono che la carica
elettrica sia distribuita tra le particelle elementari in multipli esatti di
1/3, riuscendo in tal modo a spiegare la neutralità elettrica della materia
stabile. L'atomo è neutro perché, quando i quark vengono presi a gruppi di
tre, come accade nel nucleo, le loro cariche singole si combinano e formano una
carica intera, uguale e opposta alla carica del numero intero di elettroni. Se i
quark non fossero correlati ai leptoni, l'esatta relazione delle loro cariche
elettriche potrebbe essere solo una notevole coincidenza. In
una unificazione di questo tipo è necessaria soltanto una teoria di gauge per
descrivere tutte le interazioni della materia. In essa ogni particella di un
insieme può essere trasformata in qualsiasi altra particella: sono comuni
trasformazioni di quark in altri quark e di leptoni in altri leptoni, mediate
rispettivamente da gluoni e da bosoni intermedi. Una teoria unificata suggerisce
che i quark possano trasformarsi in leptoni, e viceversa. Come in qualsiasi
teoria di gauge, una siffatta interazione sarebbe mediata da un portatore di
forza, un ipotetico bosone X o Y, e come altre teorie di gauge, la
teoria unificata descrive la variazione dell'intensità dell'interazione con la
distanza. Secondo la più semplice delle teorie unificate, le interazioni forte
ed elettrodebole separate convergono e diventano un'unica interazione a una
distanza di 10-29
centimetri, corrispondente a un'energia di 1024
elettronvolt. Una
tale energia è di gran lunga maggiore di quella che si può raggiungere in un
acceleratore, ma certe conseguenze dell'unificazione dovrebbero essere evidenti
anche nel mondo a bassa energia nel quale viviamo. L'ipotesi che le
trasformazioni possano attraversare il confine tra quark e leptoni implica che
la materia, la cui massa è per la maggior parte formata da quark, possa
decadere. Se, per esempio, i due quark u di un protone dovessero
reciprocamente avvicinarsi a meno di 10-29
centimetri, essi potrebbero combinarsi e formare un bosone X, che si
disintegrerebbe in un positrone e in un antiquark d. L'antiquark si
combinerebbe poi con il restante quark del protone, un quark d, e
formerebbe un pione neutro, il quale a sua volta decadrebbe rapidamente in due
fotoni. Durante il processo gran parte della massa del protone si trasformerebbe
in energia.
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In
uno dei modi previsti, il decadimento del protone produce un positrone (e+)
e un pione neutro (p0).
Il pione decade a sua volta in due fotoni ( g
),
i quali producono poi coppie di elettroni e positroni. Il grafico mostra
l'evoluzione del sistema di particelle. L'evento è mediato da una
particella estremamente pesante e con vita breve, indicata con X. |
L'osservazione
del decadimento del protone avrebbe un notevole peso a favore di una teoria
unificata. Avrebbe inoltre interessanti conseguenze cosmologiche. L'universo
contiene molta più materia che non antimateria. Dal momento che la materia e
l'antimateria sono equivalenti sotto quasi ogni aspetto, è affascinante
l'ipotesi che l'universo sia stato formato da uguali quantità di entrambe. Se
il numero di barioni - particelle a tre quark come il protone e il neutrone, che
costituiscono la maggior parte della materia comune - può cambiare, come
implicherebbe il decadimento del protone, allora non è detto che l'attuale
eccesso di materia rappresenti lo stato iniziale dell'universo. All'origine
materia e antimateria potrebbero essere state presenti in uguali quantità, ma
durante i primi istanti successivi al big bang, mentre l'universo si trovava in
uno stato energetico estremamente elevato, l'equilibrio potrebbe essere stato
alterato da processi che modificano il numero di barioni. Sono
stati allestiti numerosi esperimenti alla ricerca del decadimento del protone.
La grande energia di unificazione implica che la vita media del protone sia
straordinariamente lunga, oltre 1030
anni. Per avere una ragionevole probabilità di osservare un singolo decadimento
è necessario tenere sotto controllo un grandissimo numero di protoni. Un
aspetto fondamentale degli esperimenti sul decadimento del protone è perciò
quello di eseguirli su grande scala. L'esperimento più ambizioso finora
allestito è quello che utilizza un recipiente di 21 metri di lato, dotato di
strumentazione e contenente acqua chimicamente pura, il quale è stato
installato nella miniera salina di Morton nei pressi di Cleveland.
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Un
fisico esegue delle riparazioni all'interno del rivelatore sotterraneo,
situato nella miniera di sale di Morton, vicino a Cleveland, nell'Ohio.
La vasca misura 33 metri per lato ed è riempita di acqua purissima. Le
pareti sono rivestite di tubi fotomoltiplicatori, sensibili ai più
minuscoli lampi di luce. |
Il fatto che
in un periodo di quasi tre anni, in cui sono stati effettuati i controlli, non
si sia osservato il decadimento di alcuno degli oltre 1033
protoni dell'acqua suggerisce che la vita media del protone sia ancora più
lunga di quanto preveda la più semplice delle teorie unificate. In alcune
teorie alternative la vita media del protone appare però notevolmente più
lunga, ed esistono altre teorie nelle quali i protoni decadono addirittura in
modi difficili da rivelare con le attuali tecnologie. I risultati di altri
esperimenti in corso indicano comunque che i protoni possono davvero decadere.
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a cura di Pio Passalacqua
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