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La Fisica delle particelle elementari
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LA SIMMETRIA ELETTRODEBOLE
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Anche
la comprensione della terza interazione con cui ha a che vedere la fisica delle
particelle elementari, l'interazione debole, ha compiuto progressi per analogia
con la QED. Nel 1933, Enrico Fermi fornì la prima descrizione matematica
dell'interazione debole, come si manifesta nella radioattività beta, per
analogia diretta con la QED. Successive
ricerche hanno rivelato numerose importanti differenze tra le interazioni debole
ed elettromagnetica. La forza debole agisce solo a distanze inferiori a 10-16
centimetri (a differenza del lungo raggio di azione dell'elettromagnetismo), ed
è intimamente correlata allo spin delle particelle interagenti. Solo le
particelle con spin sinistrorso sono soggette a interazioni deboli in cui cambia
la carica elettrica, come il decadimento beta di un neutrone, mentre non ne sono
soggette quelle con spin destrorso. Nonostante
queste differenze i teorici hanno esteso l'analogia e hanno proposto che
l'interazione debole, come l'elettromagnetismo, sia mediata da un portatore di
forza, divenuto noto come bosone vettore intermedio e chiamato anche particella W
(da weak, debole). Per mediare i decadimenti nei quali cambia la carica,
il bosone W dovrebbe possedere una carica elettrica. Il raggio d'azione
di una forza è inversamente proporzionale alla massa della particella che la
trasmette; essendo il fotone privo di massa, l'interazione elettromagnetica ha
pertanto un raggio di azione infinito. Il brevissimo raggio di azione della
forza debole fa pensare a un bosone estremamente massiccio. Molte
connessioni evidenti tra elettromagnetismo e interazione debole, e tra esse il
fatto che la particella mediatrice delle interazioni deboli è elettricamente
carica, hanno incoraggiato alcuni ricercatori a proporre una sintesi. Un
risultato immediato della proposta che le due interazioni siano soltanto
manifestazioni diverse di un fenomeno fondamentale è stato la stima della massa
del bosone W. L'unificazione proposta implicava che, a distanze molto
brevi e quindi ad altissime energie, la forza debole fosse uguale a quella
elettromagnetica. La sua evidente debolezza in esperimenti eseguiti a energie
inferiori conferma semplicemente il suo breve raggio di azione. Quindi la
differenza globale che si osserva nelle intensità delle due interazioni deve
essere determinata dalla massa del bosone W. In base a questa ipotesi la
massa del bosone W si può valutare attorno a un valore pari a circa 100
volte la massa del protone. Il
passaggio da una nozione di sintesi a una teoria valida in grado di unificare le
interazioni debole ed elettromagnetica ha richiesto mezzo secolo di esperimenti
e di indagini teoriche, culminati nella ricerca per la quale, nel 1979, venne
assegnato il premio Nobel per la fisica a Sheldon Lee Glashow e a
Steven Weinberg, allora alla Harvard University, e ad
Abdus Salam dell'Imperial College
of Science and Technology di Londra e del
Centro Internazionale di fisica
teorica di Trieste. Come la stessa QED, la teoria unificata, o elettrodebole, è
una teoria di gauge ricavata da un principio di simmetria che si manifesta in
tutti i raggruppamenti familiari di quark e leptoni.
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Sheldon
Lee Glashow. Nacque nel 1932, dopo avere frequentato le scuole
superiori nel Bronx (quartiere di New York), fece gli studi universitari
all'Università Cornell e poi la scuola di specializzazione alla
università Harvard. In seguito lavorò in parecchi tra i più importanti
centri di ricerca della fisica delle alte energie: Copenhagen, CERN,
Pasedena, Stanford e Berkeley, fino a che, nel 1966, tornò ad Harvard,
dove è attualmente professore di fisica. |
Nella
teoria elettrodebole non uno, ma tre bosoni intermedi, insieme con il fotone,
fungono da portatori di forza. Si tratta dei bosoni W+ ,
carico positivamente, e W- , carico negativamente, che mediano
rispettivamente lo scambio di carica positiva e di carica negativa nelle
interazioni deboli, e della particella Z0
che media una categoria di interazioni deboli chiamate processi a corrente
neutra. I processi a corrente neutra, come la diffusione elastica di un neutrino
da parte di un protone, un'interazione debole nella quale non si ha alcuno
scambio di carica, erano previsti dalla teoria elettrodebole e furono osservati
per la prima volta al CERN nel 1973. Essi rappresentano un ulteriore punto di
convergenza tra l'elettromagnetismo e l'interazione debole nel senso che le
interazioni elettromagnetiche non modificano la carica delle particelle
partecipanti. Per
spiegare il fatto che le interazioni elettromagnetica e debole, pur essendo
intimamente correlate, si manifestano in modi differenti, la teoria
elettrodebole sostiene che la simmetria che le accomuna sia evidente soltanto
alle alte energie, mentre è nascosta a energie inferiori. Si può tracciare
un'analogia con il comportamento magnetico del ferro. Quando il ferro è caldo,
le sue molecole, che si possono considerare come un insieme di magneti
infinitesimali, sono in un febbrile stato di agitazione termica e quindi
orientate casualmente. Nell'insieme, il comportamento magnetico del ferro è lo
stesso in tutte le direzioni, evidenziando la simmetria rotazionale delle leggi
dell'elettromagnetismo. Tuttavia, quando il ferro si raffredda al di sotto di
una temperatura critica, le sue molecole si allineano in una direzione
arbitraria, lasciando magnetizzato il metallo lungo un solo asse. La simmetria
delle leggi fondamentali è ora nascosta. L'artefice
principale della rottura della simmetria che unifica l'elettromagnetismo e
l'interazione debole alle alte energie è un'ipotetica particella, il bosone di
Higgs. La massa dei bosoni intermedi che nasconde la simmetria viene prodotta
attraverso interazioni con il bosone di Higgs. Il bosone di Higgs è anche
ritenuto responsabile del fatto che quark e leptoni all'interno della stessa
famiglia abbiano masse differenti. A energie molto elevate si ritiene che tutti
i quark e i leptoni siano privi di massa, mentre a energie inferiori le
interazioni con la particella di Higgs conferiscono ai quark e ai leptoni le
loro masse variabili. Dato che il bosone di Higgs è sfuggente e può essere
molto più pesante degli stessi bosoni intermedi, per produrlo saranno
probabilmente necessarie energie sperimentali molto più elevate di quelle degli
attuali acceleratori. I
tre bosoni intermedi richiesti dalla teoria elettrodebole sono però stati
osservati. Energie sufficientemente elevate per produrre tali particelle
massicce si ottengono soprattutto in collisioni frontali di protoni e di
antiprotoni. In una su circa cinque milioni di collisioni, un quark del
protone e un antiquark dell'antiprotone si fondono assieme formando un bosone
intermedio. Il bosone si disintegra in meno di 10-24
secondi dopo la sua formazione. La sua breve esistenza può essere tuttavia
rivelata dai prodotti di decadimento. Nel
trionfo dell'arte degli acceleratori, della tecnologia sperimentale e delle
argomentazioni teoriche, gruppi internazionali del
CERN, guidati da
Carlo Rubbia
di Harvard e da Pierre Darriulat, hanno progettato esperimenti che nel 1983
hanno rivelato i bosoni W e la particella Z0.
Carlo Rubbia
Un elaborato rivelatore ha identificato e registrato, tra i frammenti di
violente collisioni protone-antiprotone, singoli elettroni le cui traiettorie
coincidevano con quelle previste per il decadimento di una particella W-
; il rivelatore ha inoltre registrato elettroni e positroni viaggianti in
versi esattamente opposti, prova inequivocabile a favore della particella Z0
. Per il loro contributo agli esperimenti, al progetto e alla costruzione del
collisore protone-antiprotone e del rivelatore, Rubbia e Simon van der Meer,
anch'egli del CERN, hanno ricevuto nel 1984 il premio Nobel per la fisica.
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Una
ricostruzione fatta dal computer CDF di un bosone Z0 che decade
in un elettrone e un positrone in direzioni opposte. L'elettrone e il
positrone sono le scie gialle (quasi rettilinee, per via dell'elevata
quantità di moto) che portano ai rettangoli bianchi, i quali indicano un
rilascio di alta energia nel calorimetro elettromagnetico. La somma
dell'energia dell'elettrone e del positrone corrisponde alla massa della
particella Z0. Le altre scie a energia più bassa sono state
lasciate dagli <spettatori> dell'evento principale. |
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a cura di Pio Passalacqua
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La teoria della forza
elettrodebole
I Bosoni intermedi e
l'unificazione delle forze
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