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C'è un limite alla
comprensione? 
Nel
libro infinito dei segreti della Natura
Ben
poco riesco a leggere. William
Shakespeare Lo
stato attuale della fisica subatomica è come un giallo di cui siamo costretti a
sospendere la lettura proprio quando l'intreccio
comincia a diventare eccitante.
Le informazioni disponibili sono sufficienti a stuzzicare l'appetito e a
suggerire la trama di un disegno coerente, ma molte domande scottanti rimangono
senza risposta, aree grigie devono essere ancora colorate e tasselli del
rompicapo devono essere messi al loro posto. I
due risultati veramente fondamentali finora ottenuti sono: prima di tutto, il
raggruppamento delle particelle in famiglie di multipletti, e la loro
interpretazione stringente in termini di quark permanentemente confinati;
secondo, i passi iniziali verso un'unificazione di tutte le forze della natura.
In tutto questo discorso risulta evidente il legame profondo tra struttura della
materia e forze che agiscono su di essa. D'altra
parte, il più vistoso insuccesso è la mancanza di una passabile teoria
quantistica della gravità, o comunque di una reale comprensione del perché
questa forza risulta essere separata così profondamente dalle altre per
intensità e comportamento. Non solo la gravità è assurdamente debole, ma
agisce per mezzo di un bosone con spin 2 invece che 1 come le altre forze
(fotone, bosone W e gluoni). In effetti, proprio questa è la ragione per cui la
gravità ha un'interpretazione geometrica (una particella con spin 1 non ha una
struttura geometrica sufficiente a descrivere la curvatura). Un
altro limite è nell'incapacità della matematica di fornire i valori numerici
che entrano nella teoria delle forze, a cominciare da quelli delle masse delle
particelle. A parte il limitato successo nella previsione delle masse di W e Z
per mezzo della teoria di gauge unificata, sembra che le masse delle particelle
debbano essere inserite nella teoria 'a mano'! Una
teoria completa dovrebbe essere in grado di fornire non solo le differenze di
massa all'interno di un multipletto, come quella tra neutrone e protone, ma i
valori medesimi delle masse di tutte le particelle subatomiche. Questo vale
soprattutto per i leptoni, che non sono invischiati con le interazioni forti. In
particolare, sarebbe interessante sapere se ha un qualche significato il fatto
che le masse del muone, del pione e del kaone sono quasi esattamente (3/2) x
137, 2 x 137 e 7 x 137 volte più grandi della massa dell'elettrone,
rispettivamente. C'è forse un qualche legame con la costante di struttura fine
1/137? E comunque, da dove vien fuori questo numero universale?
 Una
teoria completa deve spiegare non solo l'intensità Ke2 /
h c dell'accoppiamento elettromagnetico, ma anche perché le
intensità della altre forze sono così differenti. Ci piacerebbe anche sapere
perché i possibili valori della carica delle particelle elementari sono così
pochi. Perché, per esempio, non ci sono particelle con carica 9e o 52e?
E analogamente, riguardo alle altre etichette quantiche come la stranezza e
l'incanto, ci si può domandare perché abbiano limiti di variazione così
stretti. Un
altro grande mistero è quello delle leggi di conservazione. Perché alcune,
come quelle dell'energia e del momento della quantità di moto, sono rispettate
da tutte le forze mentre altre, come quella della stranezza, sono violate
dall'interazione debole? Quante etichette 'invisibili', come il colore, sono
necessarie per avere un sistema completo di leggi? Qual è il significato delle
leggi di conservazione non dinamiche, che non possono cioè essere messe in
relazione con simmetrie spazio-temporali? Indipendentemente
dai problemi teorici e sperimentali, ci sono profonde questioni filosofiche che
riguardano la struttura della materia subatomica. Ripensando alle particelle
descritte non si può fare a meno di chiedersi: ma a che cosa servono? Questa
incredibile sovrabbondanza di specie fa pensare a una commedia con un gran
numero di attori, nella quale però le parti veramente importanti si contino
sulle dita di una mano. Sono necessarie le particelle in più? Per
quanto ne sappiamo, il mondo sarebbe praticamente lo stesso se esistessero solo
i due quark (u, d) e i due leptoni (e, ne)
più leggeri. Apparentemente, queste particelle formano tutta la materia
ordinaria. Se i costituenti elementari fossero solo questi, il numero totale di
particelle subatomiche sarebbe davvero esiguo; protoni, neutroni, elettroni e
pochi altri. Non sembra esserci nessuna ragione ovvia per cui la natura debba
aver bisogno delle altre due generazioni di quark e leptoni. Fino a che punto
arriva questa profusione? Quanti altri quark e leptoni salteranno fuori? Forse
un limite non esiste, e facendo esperimenti ad energie sempre più alte si
troveranno coppie di quark e leptoni con masse sempre più grandi,
presumibilmente caratterizzati da nuove etichette analoghe alla stranezza e
all'incanto. O forse ne mancano ancora poche: quanto bastano per rendere
l'universo supersimmetrico. Un
motivo di questa sovrabbondanza potrebbe essere che la natura produce non solo
quello che serve, ma tutto quello che può produrre. Sappiamo di già, dalle
reazioni e trasmutazioni discusse, che ogni processo che può aver luogo ha
luogo, a meno che non sia proibito da qualche legge. Forse tutto ciò vale anche
per la produzione delle specie di particelle. Ma se è così, che ne è stato
del monopolo magnetico, per non dire delle bizzarre, ma perfettamente possibili,
particelle più veloci della luce dette "tachioni"? La loro
rivelazione è impedita solo dall'inadeguatezza dell'apparato sperimentale?
 Se
la natura ha l'abitudine di sfornare particelle in eccesso, non si può dire che
faccia altrettanto con le forze. Senza gravità non esisterebbero né galassie né
stelle né pianeti. Senza elettromagnetismo non ci sarebbero calore, luce, atomi
o chimica. Senza l'interazione forte non ci sarebbero nuclei atomici, il mondo
sarebbe tutto costituito di idrogeno, e il Sole e le stelle non potrebbero
bruciare. Insomma, se mancasse una sola di queste tre forze la vita sarebbe
impossibile. La stessa interazione debole, anche se forse può essere vista
semplicemente come una componente di un'interazione elettrodebole unificata, è
probabilmente essenziale alla vita come la conosciamo noi, perché controlla le
reazioni nucleari nel Sole ed è alla base del meccanismo per cui certe stelle,
le cosiddette supernove, esplodono. Elementi come il carbonio, che sono
fondamentali per la biologia, vengono sintetizzati all'interno delle stelle, e
quindi dispersi nello spazio interstellare grazie a queste esplosioni; possono
essere dunque incorporati nella materia che costituisce i pianeti, come la
Terra, e infine negli organismi biologici. Naturalmente,
potrebbero sempre esistere altre forze che finora sono sfuggite alla nostra
attenzione, come per esempio una forza che si accoppiasse molto debolmente alla
materia ordinaria, oppure una che si accoppiasse solo a particelle sconosciute e
inafferrabili. L'idea
di fondo di tutte le indagini sulle forze è che rompendo la materia in pezzi
sempre più piccoli alla fine dovrà emergere la vera struttura elementare. Fino
a un certo punto i risultati hanno corrisposto alle aspettative. In primo luogo,
lo studio delle molecole ha consentito una buona comprensione delle proprietà
dei gas e dei solidi; quindi rompendo le molecole in atomi si sono chiarite le
proprietà del legame chimico. Allontanando gli elettroni dagli atomi si è
visto da dove proviene l'elettricità e come la luce può essere emessa ed
assorbita, e spezzando il nucleo medesimo si sono scoperte forze totalmente
nuove. Infine, l'interno dei nucleoni ha rivelato un livello di struttura ancora
più elementare e l'esistenza di ulteriori forze. Questo
tipo di approccio alla fisica potrebbe essere chiamato 'analitico'. Tuttavia,
nello studio della natura c'è un altro aspetto: quello sintetico. Non
penseremmo certo di studiare come funziona un orologio facendolo a pezzi con un
martello ed esaminando poi le singole rotelle separatamente! L'aspetto che
distingue un orologio da un semplice mucchio di molle e ingranaggi è la sua
organizzazione collettiva: un orologio è un meccanismo cooperativo. Allo stesso
modo, non possiamo pensare di capire il funzionamento degli organismi viventi
isolando il DNA. Sarebbe inutile cercare le leggi della biologia negli atomi di
carbonio e di ossigeno. Sembra quasi che ci sia una specie di principio di
indeterminazione che dice che non si può determinare simultaneamente come la
materia funziona e di che cosa è fatta. Il semplice fatto di esaminarne la
struttura distrugge inevitabilmente la sua organizzazione. L'approccio analitico
ci può quindi portare al massimo a metà strada. 
Fino
a che punto si può seguire questa strada? Non ci siamo forse già impantanati
al livello dei quark, i quali non possono essere studiati separatamente nemmeno
in linea di principio, e le cui proprietà si manifestano solo nel comportamento
collettivo? E non potrebbe allora il nostro attuale livello di comprensione
essere solo un'isola di semplicità, a metà strada tra la complessità
macroscopica e quella submicroscopica? Se è così, dovremmo porci domande
completamente diverse da quelle abituali riguardo all'organizzazione del mondo
microscopico, e invece di interrogarci sui costituenti della materia, studiare
forze e campi come un tutto integrato. Preoccupati come siamo della forma dei
tasselli e di come possono adattarsi l'uno all'altro, potremmo infatti non
vedere la figura d'insieme. Nel
secolo XVII l'uomo si trovò di fronte a un radicale mutamento di prospettive,
nel momento in cui si rese conto di quanto la Terra fosse piccola e
insignificante rispetto alla vastità dell'universo. In questo secolo abbiamo
guardato in direzione opposta, nelle segrete profondità della materia, e
abbiamo provato nuova meraviglia per quest'altra rivoluzione. La materia
apparentemente solida dei nostri sensi ha ceduto la strada a un mondo
immateriale di particelle effimere e alla mutevole complessità delle loro
interazioni senza fine; un mondo nel quale strane leggi di conservazione
combattono la casualità quantistica e riescono a impedire la discesa senza
freni verso il caos e la distruzione. Dei
vari aspetti che emergono dal nostro studio del mondo microscopico, quello che
senza dubbio incute maggiore riverenza è la straordinaria ingegnosità che la
natura ci rivela. Molte delle scoperte descritte sono il risultato di un'intensa
attività intellettuale, portata avanti collettivamente da alcune delle menti
più acute che il mondo abbia mai conosciuto. Alcune teorie hanno richiesto
argomentazioni matematiche sottili e difficili, che avrebbero potuto essere
facilmente trascurate anche da matematici di grande competenza. Eppure la natura
è stata così intelligente da scoprirle; così intelligente da costruire
miltipletti dal gruppo di simmetria SU(3), da usare la simmetria di gauge più
semplice e bella per costruire l'elettromagnetismo, e da trovare la scappatoia
da un teorema matematico che avrebbe potuto impedire al bosone W di avere una
massa. La matematica e la bellezza sono le fondamenta dell'universo. Nessuno che
abbia studiato le forze fondamentali può mettere in dubbio che il mondo che ci
circonda sia una manifestazione di qualcosa di molto, ma molto ben congegnato.
L'universo
è costruito su una pianta la cui profonda simmetria è in qualche
modo presente nella struttura interiore del nostro intelletto. Paul
Valéry
Voglio sapere come Dio ha creato questo mondo. Non mi
interessano
questo o quel fenomeno, lo spettro di questo o di quell'elemento.
Voglio conoscere i suoi pensieri, il resto e' dettaglio.
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