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La Fisica delle particelle elementari
Enrico Fermi
.
Particelle e Cosmologia
oltre la teoria standard:
C'è un limite alla comprensione?


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Breve
Storia della Fisica delle Particelle
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La carica elettrica
Siamo
dunque arrivati al 1913 e a questo punto conosciamo l'elettrone negativo,
e-, il fotone g
e il protone, che si suppone sia il nucleo dell'atomo di idrogeno.
Determinata
mediante l'esperienza di Millikan, quella dell'elettrone è negativa
e vale 4,8 * 10-19
coulomb. Nel seguito questa carica elementare
e verrà quasi
sempre considerata come un'unità, cioè attribuiremo la carica
- 1 all'elettrone misureremo tutte le altre cariche in funzione di questa.
Ogni quantità di elettricità è la somma di un numero
intero di tali cariche elementari; è questo il primo passo verso
la quantizzazione, cioè verso un modo di vedere le cose come somma
di elementi ultimi e indivisibili, i quanti. Un quanto è
il valore indivisibile più piccolo possibile attraverso il quale
possa mostrarsi un parametro qualsiasi. Poiché è sempre molto
piccolo, questo aspetto discontinuo della natura è assolutamente
impercettibile alla scala dell'esperienza quotidiana, il che ha fatto a
lungo pensare che la materia fosse continua. Ma quando si prosegue l'analisi
passando alla scala microscopica e ricercando i componenti più minuti
della materia, non si misura una decrescita regolare e si osserva invece
una serie discreta di valori separati da salti o discontinuità.
Robert
Andrews Millikan (1868-1953)
Perché
ogni atomo sia neutro in condizioni normali, occorre supporre che il nucleo
abbia una carica elettrica che compensi quella degli elettroni periferici;
il protone deve quindi avere la stessa carica dell'elettrone, ma con segno
opposto. Quando a causa di una collisione l'atomo perde uno dei suoi elettroni
periferici, che come abbiamo visto sono ad esso debolmente legati, sembra
che trasporti una carica apparente positiva: in queste condizioni si dice
che l'atomo è ionizzato o che costituisce uno ione positivo. Gli
ioni presentano notevole affinità chimica, cioè reagiscono
facilmente con altri ioni dando luogo a svariati composti chimici di fondamentale
importanza; va però notato che la vita sarebbe impossibile in un
ambiente in cui tutti gli atomi fossero ionizzati.
Il
fotone, elettricamente neutro, non è deviato dai campi elettrici
o magnetici come lo è l'elettrone; tuttavia è in grado di
provocare interazioni elettromagnetiche poiché è il veicolo
del campo elettrico che circonda ogni carica. Il fotone trasporta quindi
un quanto del campo elettromagnetico da un punto all'altro alla velocità
della luce (c) tra due particelle elettricamente cariche.
La massa
Le particelle
in generale possiedono inerzia dato che possono essere accelerate o rallentate
secondo le leggi della meccanica, il che porta a dire che hanno una massa.
Perché? Non lo sappiamo, come non sappiamo se questa massa "inerte"
coincide con la massa pesante che è sensibile alla gravitazione,
come vorrebbe il principio einsteiniano di equivalenza tra inerzia e gravitazione.
Nulla
permette di concludere che le particelle subatomiche subiscano gli effetti
della gravitazione universale, che potrebbe essere un effetto che nasce
con una certa complessità di struttura, come la vita. Il suo effetto
è così debole rispetto a quello delle altre forze che animano
l'ambiente quantistico, che il protone più lento dovrebbe percorrere
migliaia di chilometri prima di vedere la sua traiettoria abbassarsi di
un micron nel campo gravitazionale terrestre, e occorrerebbe anche che
si muovesse in un vuoto assai spinto per evitare le collisioni con le molecole
d'aria. Tuttavia, un esperimento eseguito nel 1965 ha dimostrato che i
neutroni estremamente lenti prodotti da un reattore nucleare sono deviati
verso il basso per effetto dell'attrazione gravitazionale e che questa
deviazione è in perfetto accordo con il valore di g (accelerazione
di gravità) determinato a livello macroscopico.
Albert Einstein (1879-1955)
Einstein
ha anche postulato che la massa è l'equivalente dell'energia mediante
una delle più celebri formule di tutte le scienze E = m c2
, secondo la quale l'energia (E) che un corpo può liberare
annichilandosi è uguale al prodotto della sua massa (m) per
il quadrato della velocità della luce (c). E' quindi d'uso
comune esprimere masse ed energie con lo stesso sistema di unità.
L'energia
di un sistema è la possibilità di produrre lavoro che è
immagazzinata in esso, come quella della polvere da sparo, quella di una
molla compressa o di un veicolo lanciato a grande velocità. Un fascio
di protoni di un grande sincrotrone può immagazzinare 3000 joule
di radiazione pura, una quantità notevole nell'ambito della radioattività,
ma piccola rispetto a una potenza elettrica equivalente di 3 chilowatt,
potenza che corrisponderebbe al caso in cui questo fascio fosse consumato
ogni secondo.
L'energia
acquistata da un elettrone accelerato da un campo elettrico di 1 volt è
l'elettron-volt (eV) che vale 1,6 * 10-19
joule; i suoi multipli sono il MeV (106 eV)
e il GeV, o BeV, (109 eV
). La massa equivalente all'energia di 1 MeV si potrà scrivere nella
forma 1 MeV / c2 =
1,78 * 10-27
grammi, e in questo sistema quella dell'elettrone risulta me
= 0,5 MeV / c2 . L'intuizione
non può farsene immagine alcuna perché per ottenere un milligrammo
di elettroni occorrerebbe ammassarne 1024
, un milione di miliardi di miliardi! Attualmente è abituale esprimere
le masse direttamente in energia equivalente, cioè in MeV o in GeV,
trascurando così il termine 1 / c2
.
Ma
l'elettrone ha veramente una massa, o essa non è semplicemente il
peso dell'energia che contiene? Qual è la massa dell'elettrone "nudo"?
Se gli togliamo tutte le proprietà energetiche che potrebbero dargli
una massa apparente, l'elettrone diventa "fisicamente" inesistente. Conserva
la massa? Ecco uno dei problemi più difficili della fisica, perché,
se è possibile giustificare una differenza di massa relativa tra
due particelle grazie al giuoco di una differenza di energia, ciò
non è possibile per la massa assoluta di una particella elettricamente
carica; vediamo ora di darne una spiegazione.
Non
è possibile considerare l'elettrone come un punto geometrico, cioè
come un nulla perfetto, perché in esso il campo elettrico risulterebbe
infinito. Ma se è leggermente esteso, la carica cerca di respingere
se stessa e tende a espandersi a meno che una forza contraria non le si
opponga per mantenere la coesione; ma questa "autoforza" non potrebbe
che immagazzinare una autoenergia infinita, dando così all'elettrone
una massa infinita!
Cosa
pensare di questa serie di infiniti, e fino a quale distanza minima le
leggi dell'elettromagnetismo restano valide? Si è giunti a 10-14
cm con il muone, e anche a 10-15
cm con il protone senza constatare alcuna anomalia, spingendo così
ai limiti del possibile il concetto di punto elettrico. Cosa accade a distanze
ancora minori, e distanze minori hanno senso? Ma il fatto che l'elettrone
abbia una massa non può essere trascurato in alcun modo, e ci resta
perciò la seguente definizione: l'autoenergia elettromagnetica è
infinita, ma è infinita anche la massa "nuda" e ciò che si
misura ne è la differenza.
Il
fatto che il numero di particelle diverse sia finito e che si possa identificarle
ritrovandole con regolarità nelle reazioni nucleari ci prova che
la massa deve essere un numero quantico che può assumere solo valori
discreti, quelli che si trovano nella natura. Ma qual è la legge
universale che regola la scala delle masse, e perché certe cifre
piuttosto che altre? Dalla scoperta del discontinuo, gli scienziati si
sforzano di rispondere a questa domanda. Quanto al protone esso è
duemila volte più pesante dell'elettrone, pesa cioè 938,1
MeV / c2 .
Il
fotone ci fornisce il primo esempio di particella senza massa poiché
viaggia alla velocità della luce, limite assoluto della relatività
einsteiniana al quale non si può nè accelerare nè
rallentare. dato che la massa cresce con la velocità, si può
dire che un corpo accelerato fino alla velocità della luce
avrà una massa infinita, anche se la velocità della luce
è una velocità asintotica per cui è necessario un
tempo infinito per raggiungere questo stato.
Non
si può dire se la nozione di massa nulla ha senso fisico, perché
anche se il fotone avesse una massa infinitesima la sua velocità
resterebbe così prossima al valore assoluto di Maxwell e di Einstein
che non sarebbe possibile rivelarne la differenza.
James Clerk Maxwell (1831-1879)
Il
fotone è il quanto del campo elettromagnetico, il che significa,
ad esempio, che tra un pezzetto di ferro e una calamita l'azione avviene
a distanza mediante l'emissione e la ricezione di questi pacchetti di energia.
Dato che non ha massa, la sua energia è concentrata in una vibrazione
e può assumere una serie continua di valori. Il fotone non è
quindi quantizzato in se stesso, come la carica elettrica, ma lo è
la sua emissione da parte degli atomi. il corpo emettitore può lasciare
andare solo fotoni la cui energia assume soltanto una serie discontinua
di valori. Occorre fare una distinzione tra i numeri quantici, parametri
che esistono soltanto in forma intera e indivisibile, e il quanto di campo
o di energia che può assumere tutti i valori ma che è quantico
per il suo aspetto corpuscolare e per la quantizzazione della sua emissione.
L'energia e il momento
L'energia
totale di una particella è data dalla somma dell'energia cinetica
dovuta al movimento, che si esprime con m v2
/
2 come nella meccanica classica, e dell'energia equivalente alla
sua massa a riposo, che si esprime mediante la formula einsteiniana E
= m c2 .
Se la particella è molto veloce, è necessario applicare a
queste formule le correzioni della relatività, che appesantiscono
i corpi, e distinguere la massa a riposo m0
dalla massa apparente in movimento m. Talvolta invece dell'energia
si preferisce utilizzare un'altra variabile, la quantità di moto
p,
che è il prodotto della massa per la velocità, p
= m v; questa variabile, che è una quantità vettoriale
a differenza dell'energia che è una quantità scalare, ha
il vantaggio di non richiedere la distinzione tra massa a riposo e massa
in movimento in quanto le correzioni relativistiche risultano automaticamente
comprese nell'espressione della velocità.
L'energia
totale di un corpuscolo sarà quindi (1 / 2) m v2
+ m0 c2
, e quella di un insieme di particelle sarà
la somma dell'energia totale di ciascun componente, dato che le energie
si sommano. Ci soffermiamo su queste definizioni perché il concetto
di energia domina tutta la meccanica quantistica con il principio fondamentale
della conservazione, grazie al quale l'energia totale di un sistema prima
di una reazione si ritrova interamente nei prodotti finali; l'energia non
può infatti essere creata, e quella contenuta nella polvere da sparo
passa al proiettile lanciato al momento della combustione.
La
quantità di moto che abbiamo definito p (= m v) si
conserva anch'essa durante una reazione. Se le energie sono espresse in
eV o in MeV, le quantità di moto si esprimono in eV / c o in MeV
/ c.
L'altra
forma di movimento, la rotazione, si presenta sia come momento cinetico
di una particella rispetto a un'altra, sia come rotazione di una particella
su se stessa; nel primo caso si ha propriamente il momento orbitale (chiamato
spesso momento angolare), nel secondo caso si ha il momento intrinseco
indicato normalmente con il termine inglese spin (da to spin = ruotare).
Una rotazione è individuata da un vettore perpendicolare al piano
della rotazione e di lunghezza proporzionale alla velocità di rotazione,
diretto nella direzione del pollice della mano destra quando l'indice è
curvato nella direzione del movimento. Il valore della rotazione che è
possibile osservare è quindi relativo alla direzione sulla quale
la si proietta.
I
momenti cinetici di rotazione (momenti orbitali) sono numeri quantici (l'energia
e la quantità di moto non lo sono), il che significa che il più
piccolo momento cinetico orbitale possibile vale h / 2 p,
e che ogni altro momento orbitale è un multiplo intero di questo
valore elementare come 0, h/2p,
2h/2p o,
più in generale, come lh/2p
dove l è un numero qualsiasi che può assumere soltanto valori
interi. Basta quindi considerare h / 2 p
( che si indica con ) come
unità dei momenti cinetici per poter stabilire che essi possono
assumere soltanto valori compresi nella successione dei numeri interi 0,
1, 2, 3, o l.
I
momenti cinetici intrinseci, gli spin, hanno in più la proprietà
molto strana che la loro più piccola unità non è
ma / 2; quindi, quando uno
spin vale s , s può assumere
soltanto valori interi o seminteri come 0, 1/2, 1, 3/2 ecc.
Quando
si scoperse che l'elettrone ruotava su se stesso e che perciò possedeva
uno spin, si constatò che quest'ultimo, valendo 1/2, poteva assumere
solo due valori + 1/2 e - 1/2. La scoperta di variabili a due valori è
tipicamente quantistica e non ha equivalenti in meccanica classica dove
lo spazio ha tre dimensioni. A questo punto si può fare un'analogia
tra spin e carica elettrica considerata come una specie di spin che vale
+ e o - e a seconda che le particelle siano positive o negative.
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a cura di Pio Passalacqua
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